ZEA: Modello Editoriale Multimediale per il Turismo Children Centered

ZEA: Modello Editoriale Multimediale per il Turismo Children Centered

Ogni luogo possiede un’anima, costituita dall’intreccio di storie, simboli e immagini che nel tempo diventano cultura condivisa, percezione collettiva e valore. Nel contesto contemporaneo, tuttavia, i meccanismi di costruzione di senso si stanno trasformando radicalmente, incidendo direttamente sulle modalità di fruizione dei territori. In questo scenario, il fenomeno dell’overtourism rappresenta una delle criticità più evidenti ed è strettamente connesso alle pratiche di place branding e destination marketing.

In entrambi gli ambiti, il ruolo dello storytelling è centrale: le narrazioni sui luoghi non circolano più solo attraverso l’esperienza diretta o il passaparola, ma si diffondono prevalentemente tramite social media, motori di ricerca e sistemi algoritmici. Il percepito mediatico diventa così un fattore decisivo nella definizione stessa del luogo.

Il progetto ZEA nasce dalla volontà di interrogare criticamente questo assunto, riconoscendo il peso delle narrazioni algoritmiche nei processi di attribuzione di senso da parte dei pubblici.

Il percorso di ricerca e sviluppo si fonda su una forte integrazione di competenze e su una contaminazione circolare tra partner con expertise differenti: Viralbeat, specializzati in data analysis e strategie integrate, Pluff Studio, focalizzati sulla progettazione di prodotti narrativi e comunicativi design oriented; Technova, con un solido background nello sviluppo di prodotti digitali innovativi.

Il progetto, sviluppato nell’ambito dei bandi a cascata promossi dallo Spoke 6 dell’ecosistema iNEST – dedicato a Turismo, Cultura e Industrie Creative e coordinato dall’Università Ca’ Foscari Venezia – si inserisce nel filone di ricerca Nuove Narrazioni e Strategie di Comunicazione.

Il prodotto editoriale è stato sviluppato attraverso un approccio analitico innovativo, finalizzato alla costruzione di un framework strategico, efficace e replicabile. La metodologia si articola in tre fasi principali: conoscere un luogo, ri-conoscere la narrazione dominante, riqualificarla.

Gli studi confermano come, in ambito turistico, emerga una concentrazione narrativa basata su pochi elementi ricorrenti, che monopolizzano l’immaginario, generano stereotipi e alimentano una pressione antropica crescente sulle destinazioni. Il modello, sperimentato nei Quartieri spagnoli di Napoli, integra due approcci analitici: uno quantitativo, basato su cluster analysis e TF IDF, e uno qualitativo, di matrice netnografica e semiotica.
A questi si affianca un’analisi della stereotipizzazione mediata dai modelli di intelligenza artificiale, in particolare ChatGPT, condotta tramite un’indagine prompt based.

Lo studio ha consentito di semantizzare il punto di vista del turista e quello del residente, dicotomia tipica del marketing turistico, orientando la nascente narrazione, verso un immaginario più complesso e stratificato. Zea propone così una risposta all’overtourism fondata su un design narrativo data informed e multidimensionale, che si concretizza in un libro illustrato e in una mobile app a supporto di dinamiche di gamification.

Ogni personaggio e ogni situazione raccontata in “Zea nel cuore di Napoli” non sono semplicemente ambientati nei Quartieri Spagnoli, ma sono intrinsecamente correlati ai valori e agli attributi emersi dalle analisi.

Il protagonista, ZEA, è un folletto volutamente privo di genere ed etnia, in omaggio alla multiculturalità del rione; altri episodi recuperano memorie storiche locali e tradizioni artigiane spesso escluse dal racconto mediatico dominante.

La dimensione tecnologica si concretizza in una mobile app che funge sia da itinerario turistico geolocalizzato sia da mappa ludica basata su missioni. I luoghi selezionati, meno presenti nei circuiti turistici e nel racconto social, vengono arricchiti da contenuti interattivi, aneddoti e informazioni storico-culturali, anche attraverso l’integrazione di tecnologie come la realtà aumentata. Questo approccio stimola la produzione spontanea di nuovi contenuti, attivando un circuito virtuoso di storymaking.

Zea non si propone di ampliare l’offerta turistica, ma di agire sui processi di fruizione e di costruzione del racconto di un luogo. Le analisi semantiche e narrative consentono di individuare temi e spazi sottorappresentati, trasformandoli in micro-itinerari capaci di redistribuire e riqualificare i flussi turistici, evitando il semplice spostamento della pressione antropica.

In questa prospettiva, la valorizzazione territoriale non passa più solo dall’awareness, ma dalla reputation, promuovendo nuove cornici di senso e contrastando i processi di stereotipizzazione.

L’analisi dei cluster narrativi può inoltre abilitare strategie di marketing profilate, orientate a target specifici (turismo culturale, slow tourism, turismo creativo), attivabili all’interno di uno stesso luogo.

La soluzione da perseguire si colloca quindi oltre la mera ridistribuzione quantitativa dei flussi, nella loro rigenerazione qualitativa secondo percorsi user oriented. Un accesso facilitato a un’offerta customizzata può contribuire a educare la domanda, riequilibrare gli indici di sovraffollamento turistico e spingere i pubblici oltre i principali poli dell’immaginario consolidato, come appunto il murales di Maradona nei Quartieri Spagnoli a Napoli, la Torre di Pisa, Piazza San Marco a Venezia o la Fontana di Trevi a Roma.

Link video sperimentazione:

https://youtu.be/ZbaHhIZpsqQ?si=pCmYt54hyDWQMvdy